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Il Presidente della Federazione Russa – Putin – non poteva che scegliere la Cina come suo primo viaggio ufficiale, dopo essersi assicurato con un plebiscito la permanenza al Cremlino e sentito in dovere, per non tradire la fiducia popolare, di allontanare dal Governo, soprattutto nel Ministero della Difesa, i corrotti e gli incompetenti, che hanno compromesso la riuscita dell’«Operazione Militare Speciale». 

L’interscambio commerciale tra Mosca e Pechino ha raggiunto il volume di 240 miliardi di dollari e il 90% di queste transazioni viene pagato con le rispettive valute locali, ma prevalentemente in Yuan, a rimarcare l’attuale condizione di subalternità economica della Russia rispetto alla Cina.

D’altronde era questo l’obiettivo strategico degli Stati Uniti nella guerra per procura in Ucraina. Privata Mosca della sua influenza su Kiev, si sarebbe infatti verificato «un allontanamento della Russia dall’Europa e una sua deriva verso l’Asia». 

Putin e Xi Jinping hanno sottoscritto una «Dichiarazione Congiunta sull’Approfondimento del Partenariato Strategico Globale di Coordinamento Cina-Russia per la Nuova Era», ma dal 24 Febbraio 2022 non si è più accennato all’«amicizia senza limiti».

Per Pechino la guerra in Ucraina è un pessimo affare, perché interrompe una direzione terrestre della «Belt and Road Initiative». I Russi avanzano, ma troppo lentamente perché si possa sperare in una vittoria in tempi brevi, mentre l’apertura del nuovo fronte a Nord di Karkiv sembra al momento volta solo a creare una «zona cuscinetto di sicurezza» per impedire nuove incursioni nella Regione di Belgorod e tenere impegnati gli Ucraini su più direzioni, disimpegnandosi parzialmente dal Donbass.

«La Cina – ha dichiarato il Presidente della Repubblica Popolare Cinese – spera che la pace e la stabilità tornino presto nel Continente europeo ed è pronta a contribuire in modo costruttivo affinché ciò avvenga». Di fronte a Putin, Xi Jinping ha inoltre ricordato che «la crisi ucraina deve essere risolta con mezzi politici». 

La Cina si comporta da Paese sovrano, guardando ai suoi interessi nazionali strategici. Esattamente l’atteggiamento contrario delle cancellerie europee, a partire da Roma, Berlino e Parigi che proseguono ad assecondare le politiche belliciste di Washington e Bruxelles, rifiutandosi di attuare quelle politiche di indipendenza necessarie per risollevare il nostro Continente ed i nostri Paesi.