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Gli Stati Uniti vogliono costringere ByteDance, la società cinese proprietaria di TikTok, a vendere le sue partecipazioni del social network per poter continuare a operare in America.

L’applicazione rappresenterebbe un «rischio per la sicurezza nazionale» e se non dovesse essere venduta a una società non cinese, sarà vietata negli Stati Uniti grazie a una legge bipartisan approvata dai Democratici e dai Repubblicani.

La preoccupazione è che la Cina – attraverso TikTok – possa condurre operazioni di spionaggio, sorveglianza e malversazione, danneggiando gli Americani vulnerabili. Ma non si potrebbe dire lo stesso dei social networks di proprietà statunitense?

Del resto, come dimostrato dalle indagini sui “Twitter Files”, prima dell’acquisizione da parte di Elon Musk, Twitter permetteva alla CIA e al FBI di intervenire nella moderazione dei contenuti e consentiva al Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti di condurre operazioni di guerra cognitiva attraverso profili falsi registrati nel social network. 

Se è vero che nel 2024 l’identità digitale è parte fondamentale della vita della quasi totalità dei cittadini, è altrettanto certo che né l’Italia né l’Europa sono mai stati in grado di fare una analisi concreta sui rischi e le influenze politiche dei social americani. 

Per Indipendenza è necessario iniziare ad interpretare queste piattaforme come strumenti e non come necessità collettiva, istruendo sia al loro utilizzo sia ai pericoli per la sicurezza personale e nazionale, soprattutto quando i social sono controllati da potenze straniere con interessi strategici ben precisi, senza limitare la libertà degli utenti.