logo indipendenza

L’Alta Corte di Londra ha accolto l’istanza della difesa di Assange, respinta in primo grado, concedendo al fondatore di WikiLeaks un nuovo – ultimo – appello che blocca la sua estradizione negli Stati Uniti fino al prossimo 20 maggio.

Julian Assange è indagato per aver diffuso documenti riservati del Pentagono e del Dipartimento di Stato. Il giornalista aveva scoperto e rivelato al mondo i crimini degli Stati Uniti durante le guerre in Afghanistan ed in Iraq, venendo inoltre a conoscenza di uccisioni stragiudiziali tramite droni in Pakistan e scoperchiando il Vaso di Pandora sul lager di Guantanamo. Per aver eseguito il suo lavoro da giornalista, Assange rischia oggi rischia 175 anni di carcere negli USA, vivendo però dall’11 aprile 2019 incarcerato nel Regno Unito presso la Prigione Belmarsh di Sua Maestà. 

L’Alta Corte ha chiesto agli Stati Uniti di garantire l’applicazione del Primo emendamento della Carta dei Diritti americana – che tutela la libertà di parola e di stampa – e che sia categoricamente esclusa la pena di morte. 

Il mondo resta a guardare col fiato sospeso, in attesa di una sentenza storica che determinerà quanto nell’Occidente di oggi un giornalista sia libero di rivelare la verità.