Quanto sta avvenendo in America, l’aggressione del #Venezuela, le dichiarazioni bellicose di #Trump stanno provocando in Italia, come sempre, la divisione tra tifoserie. Da una parte chi vede in Maduro il campione del terzomondismo e in Trump il nemico assoluto, chi vede nel dittatore sud-americano un maledetto comunista e nel tycoon il campione della democrazia.
E come sempre quando si affronta la geopolitica come tifo da stadio si perde la centralità di quanto avviene.
La realtà è che the Donald Trump ha scoperto il velo della realtà dei tempi che stiamo vivendo: l’ordine mondiale nato dopo la seconda guerra mondiale, successivamente stabilizzato con la caduta del muro di Berlino, fondato apparentemente sul diritto internazionale, in realtà imposto dall’egemonia statunitense, è finito. Un nuovo equilibrio si sta creando, e la forza bruta, militare, economica torna ad essere il metro del nuovo assetto. E a noi dovrebbe interessare cosa farà l’Italia in questa nuova dimensione.
La premier #Meloni, il cdx nazionale attualmente maggioranza, pare una scelta l’abbia fatta: asservimento totale ed acritico alle politiche USA. Nulla di nuovo. Leggere la nuova epoca come scontro tra democrazie e dittature, scegliere l’occidente liberale come unico destino possibile, rimanere accucciati alla corte degli USA. Lo fece già la DC, e tutto sommato gli andò bene, garantendo qualche decennio di prosperità collettiva, a prezzo della perdita della nostra indipendenza. Ma siamo convinti realmente che le condizioni siano le stesse del dopoguerra? O il rischio è che nella crisi profonda del modello liberista, nel collasso economico che si sta creando, il prezzo del nuovo riarmo americano venga fatto pagare proprio alle nazioni vassalle?
Oggi, più che mai dovremmo invece cercare quella che una volta si chiamava ‘terza via’, una rinascita nazionale, un recupero della nostra sovranità, la capacità di diventare stimolo e spinta per un nuovo assetto europeo, non più fondato sull’ideologia liberale, sulle cazzate green e woke, sui capricci LGBT, ma piuttosto incardinato sui valori profondi della nostra civiltà: coraggio, onore, identità, appartenenza comunitaria. Ricominciare a ragionare ponendo l’interesse nazionale come riferimento e non seguendo ideologie malate. Ad iniziare dal rivedere il rapporto con la Russia, che oggi tra le superpotenze sul campo é quella che rischia di più. Perché dovremmo considerare nemica una nazione che pone al centro del suo destino la tradizione, la difesa dell’identità, che pone l’economia al servizio della comunità? Perché dobbiamo considerare nemico un paese che fino a pochi anni fa ci forniva energia ad un terzo del prezzo che paghiamo ora e che acquistava i nostri prodotti in grandissima quantità?
Nel nuovo scenario, se l’Italia e l’Europa vorranno tornare ad avere un ruolo da protagoniste lo potranno fare solo avendo il coraggio di tornare a muoversi autonomamente nello scenario geopolitico, senza lasciarsi condizionare dagli interessi speculativi di banchieri ed usurai. Anche perché l’alternativa è sopravvivere come periferia dell’impero e nelle guerre le periferie sono le prime a pagare il prezzo.

Sempre in prima linea con Gianni Alemanno
“Combattere è un destino”