INDIPENDENZA E LA CAUSA PALESTINESE

Qualche riflessione dopo l’intervista del Presidente di Indipendenza Massimo Arlechino sul “Fatto Quotidiano”.
Qualunque partito politico con il proprio Segretario nazionale – e nel nostro caso, che Segretario! – in carcere da dieci mesi e con la prospettiva di non averlo per altri dodici, sarebbe morto.
NOI NON LO SIAMO.
E a dimostrarlo è proprio la vivacità delle reazioni al nostro interno a seguito dell’intervista al Fatto. Ma nessuno, diciamo nessuno, generando equivoci, si azzardi a strumentalizzare l’intervista interpretandola come divaricazione della linea ufficiale del partito, sulla quale c’è totale sintonia tra il Presidente Arlechino, il Vice Segretario Costini e il segretario Nazionale Gianni Alemanno.
Problemi complessi richiedono da parte di tutti lo sforzo di valutazioni altrettanto complesse. Proviamo a farlo.
Premesso, e non andrebbe neanche ricordato, che sul sostegno alla Palestina c’è il parere unanime e incondizionato di tutta Indipendenza, va considerato che c’è un movimento internazionale di opinione pubblica che spinge i rispettivi governi al riconoscimento dello Stato palestinese.
L’iniziativa della Flotilla, espressione di tale movimento, è stata animata da attivisti di ben 44 Paesi, mossi prevalentemente da sentimenti autentici di solidarietà che, con lo scopo marginale di portare aiuti, ha esercitato una potente azione politica che ha finalmente attirato l’attenzione del mondo intero sul genocidio che si sta compiendo e sull’indifferenza, l’irresponsabilità e l’ipocrisia dell’Europa rispetto a questo dramma.
Tanto vale per buona parte di questo movimento, non per tutto.
Vale, ad esempio, per tutti quei segmenti provenienti da paesi dove non sono al governo forze politiche sovraniste e, già solo per questo, sono necessariamente scevri da intenti di “riflesso” all’Interno dei rispettivi paesi.
Non vale per la componente italiana dell’iniziativa, rappresentata da un mondo che, agli antipodi della nostra storia, è palesemente poco animata da autentica solidarietà, e molto dal tentativo di sfruttare e strumentalizzare parassitariamente l’azione con il prioritario intento di attaccare il governo Meloni. Come è vergognoso il comportamento della CGIL, che sale a bordo scioperando per la Palestina e non per i problemi seri dei lavoratori, per i quali non ha esitato ad avallare i cinque euro l’ora di remunerazione, così si evidenzia il maldestro tentativo della sinistra italiana, ripetutamente sconfitta nelle urne, di ricompattarsi nelle piazze nell’illusoria speranza di dare una “spallata al governo”.
E tanto nel nome di quell’unico collante costituito dall’*antifascismo così utilizzato con metodo estorsivo e mafioso.
Ne sono prova quei violenti che non riescono a controllare, quelli che manifestano con l’intento di usare violenza, che sfregiano il monumento di Papa Giovanni Paolo II e quello ai nostri eroi caduti in guerra.
Quelli che dopo la manifestazione, travestiti da Propal, hanno tentato l’assalto a Casa Pound ai cui militanti va tutta la nostra solidarietà.
Era ed è questo il senso ed il significato articolato della nostra posizione:
RIVENDICHIAMO IL SOSTEGNO STORICO DELLA NOSTRA AREA POLITICA ALLA CAUSA PALESTINESE, E LA FIERA CONTRAPPOSIZIONE AD OGNI MAFIA ANTIFASCISTA.

Massimo Arlechino
Chicco Costini