Il fatto: un nigeriano senza biglietto su un treno in Veneto, dopo aver tentato di scappare, viene fermato da un capotreno donna. Il signore per tutta risposta le dà un bacio sul collo.

Finisce sotto processo con l’accusa di violenza sessuale, il magistrato derubrica il fatto a violenza privata, con una pensa risibile inferiore ai due anni, e il nigeriano viene assolto. Un fatto di ordinaria criminalità sui treni, dove oramai gli immigrati spadroneggiano, compiendo atti di violenza ogni qualvolta vengono fermati senza biglietto, ma che dimostra che i magistrati italiani usano criteri differenti di giudizio, quando i colpevoli sono immigrati. Immaginiamo infatti cosa sarebbe accaduto se il baciatore fosse stato bianco e italiano. Un razzismo al contrario che giustifica le azioni di chi dovrebbe essere ospite, spesso indesiderato, mentre criminalizza gli autoctoni, soprattutto se di sesso maschile. Quanto ancora potremo accettarlo?